Il BEL TIGLIO DELLE MARCHE

FINALMENTE SVELATO AL PUBBLICO IL PIU’ BEL TIGLIO DELLE MARCHE

Era rimasto nascosto nel ristretto ambito del suo cortile, ed era sfuggito a due pubblicazioni e a due censimenti di alberi monumentali che si sono susseguiti negli ultimi 42 anni. Finalmente ieri, grazie all’iniziativa di Marisa Nanni e della sua associazione, e alla gentilezza e disponibilità del suo proprietario Daniele Ferracuti, un buon numero di persone hanno potuto conoscere ed abbracciare quello che sicuramente è il più grande e più bel tiglio delle Marche. Per essere precisi, la circonferenza del suo fusto, che raggiunge m. 4,13, deve cedere per 19 cm al suo fratello di Sant’Angelo in Pontano, ma gli altri parametri (16 metri il diametro della chioma e oltre 20 l’altezza) sono a vantaggio dell’esemplare di Montottone. Fino ad oggi, oltre ai proprietari e agli occasionali ospiti, era stato visitato solo da chi se ne era preso cura dal punto di vista professionale, come l’operatore Andrea Marziali che me lo aveva segnalato alcuni anni fa.Dal racconto del suo proprietario, l’albero ha una età che si aggira intorno ai 240 anni. L’edificio della villa era stato costruito nel 1816 dal Generale Amici, generale dei Carabinieri. L’arma dei Carabinieri era stata costituita nel 1814 e il generale, appena andato in pensione, si fece costruire la villa a Montottone. Sul retro della casa, dove il terreno scendeva in pendio, egli aveva fatto costituire un piazzale con terreno di riporto chiuso e tenuto fermo da un muro di contenimento. Per aiutare il terreno a restare fermo, egli aveva fatto collocare un tiglio già grande, proprio con la funzione di fermare la spinta verso il basso del peso dell’edificio e del terreno stesso. Oggi la villa è tutta transennata e messa in sicurezza per i danni del terremoto del 4 ottobre 2016 (quello, per intenderci, che ha spaccato il Vettore). Racconta il signor Daniele che, in quel momento, la pareti della casa oscillavano orribilmente da tutte le parti. Solo il grande Tiglio restava immobile e quasi indifferente, limitandosi a qualche tremolio di foglie alla sommità A lasciarlo parlare e sapendolo capire, il Tiglio racconterebbe un mare di storie, come quella di quando vide gli Alleati riunirsi a convegno nella villa nel 1944. Poichè il passaggio degli Alleati, da queste parti, avvenne di giugno, è probabile che molte delle loro decisioni siano state prese alla sua ombra. Chiudiamo queste poche note mettendo in evidenza, con la prima foto, quanto sia forte l’impatto della figura del Tiglio sul panorama dell’intero paese. E’ un po’ come avviene per il Platano di Urbino, la cui enorme sfera della chioma, che svetta dai tetti, è il particolare più appariscente su tutte le cartoline illustrate della cittadina.

Tiglio

Valido Capodarca

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