escursione campagne marchigiane

IndacoBioTrekking raccontato da Alida Reina

ARTICOLO  190 Del codice della strada: nei pressi dei centri abitati i  pedoni  possono camminare tenendo la loro sinistra. Ovvero sul lato opposto del senso di marcia delle auto. In caso di strada a senso unico, camminare in direzione del senso di marcia.”

Inizia così la camminata alla scoperta dei mulini abbandonati, la giornata di Trekking organizzata da Andrea MarchePlace.

La curiosità è tanta e le domande altrettanto, da dove viene il nome di Montottone?  Paese dell’entroterra dell’ Ascolano, famoso per la lavorazione della ceramica .  Il  percorso di IndacoBioTrekking pensato da Andrea  e MarchePlace è  variegato. Seguiamo l’antica strada principale che collegava gli insediamenti rurali con la parte antica della Piazza, sede ora  della Collegiata .

La prima sosta ha un panorama incredibile, possiamo ammirare le cime dei monti Sibillini. Qui ci raccontiamo , di  lupi di cinghiali, di chiesette risalenti al Medioevo. Di come una volta i mattoni si facevano  sul posto dove veniva costruito l’edificio. Si perchè si usava la terra, (argillosa) le  veniva data la forma e poi cotta nel  forno . Stefano, un compagno di camminata, mi racconta  di come gli edifici si potevano montare e smontare  (come nel gioco dei lego) , tutto veniva riutilizzato legno e terra. Bellissimo,  facendo scorrere lo sguardo da sinistra a destra, paesaggio naturale e case, chiese diventano un tutt’ uno armonico, sfumature di tonalità giochi di chiaro e scuro, gli edifici hanno il colore  la sostanza della terra che se curata e rispettata offre anche nutrimento.

Riprendiamo il percorso, gli alberi parlano ci racconta Andrea, le foglie comunicano attraverso forme, odori o movimenti. Di notte poi ascoltando attentamente, dai tronchi si sente lo scorrere dell’acqua.

Entriamo nel bosco, finalmente arriviamo ai mulini, ricoperti di edera e di tante storie , questo è il fascino dei percorsi proposti da MarchePlace e dalla guida Andrea , l’immaginazione sollecitata dalla storia in cammino tra la natura. Lascio il mistero dei mulini alla vostra curiosità, potete sempre partecipare all’escursione, basta infatti prenotare.

Il bosco lo attraversiamo, siamo nella  valle del torrente Indaco, e pensare che nell’ anno 1000 era un fiume, addirittura ci navigavano.  In origine il nome Foira, poi dal XVIII secolo viene introdotta la coltivazione della Isatis tintoria, da cui appunto si ricava il colore indaco…sono alcune informazioni che ci vengono date.

(In un documento del 1055 compare un “Fluvio Ibico”, che con tutta probabilità dovrebbe corrispondere all’attuale torrente Indaco, il maggiore affluente dell’Aso, dotato di un alveo proprio, di una portata perenne e di una fauna acquatica, lungo ben dieci chilometri e caratterizzato tuttora dalle sue piene impetuose.)

Il bosco ci chiama, siamo emozionati di conoscere l’ Azienda  La Bibioteca”, qui ci aspettano assaggi con proposte orginali direttamente dall’orto e dal giardino della Indaco Farm.

Sono entusiasta, ho imparato qualcosa di molto prezioso. Nel bosco quando i sentieri non sono tracciati, o non sai quale scegliere e i rovi ti impediscono di procedere, basta abbassare lo sguardo per cercare la pista degli animali,lo riconosci, è il tracciato con un solco continuo di erba calpestata quello è il sentiero sicuro!

Non vedo l’ora di provare nuovi percorsi, partendo con Andrea Piccirilli e MarchePlace.

Alida Reina

 

Approfondimenti sull’origine del nome Indaco:

  • Luciano PALLOTTINI, L’Indaco era il fiume Elvino, confine tra Pretuzi e Piceni, Archeopiceno, Fotochrom Grottammare, dicembre 1999.  http://www.iluoghidelsilenzio.it
  • Idaco, un punto di congiunzione:

http://lele88mvc.wixsite.com/occasus-mvc/single-post/2017/03/25/INDACO-UN-PUNTO-DI-CONGIUNZIONE

 

torrente Indaco

 

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